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Neurite ottica nei pazienti con sclerosi multipla: effetti neuroprotettivi dalla Fenitoina, un farmaco antiepilettico


La Fenitoina ( Dintoina ), un farmaco per l’epilessia, può esercitare effetti neuroprotettivi nella neurite ottica, comunemente osservata nei pazienti con sclerosi multipla.

Nello studio di fase 2, randomizzato e controllato con placebo, in doppio cieco, i ricercatori hanno studiato i potenziali effetti neuroprotettivi della Fenitoina attraverso l'inibizione dei canali del sodio nei pazienti con neurite ottica acuta demielinizzante che si erano presentati in due ospedali universitari nel Regno Unito.

Il campione di 86 partecipanti, di età compresa tra 18-60 anni, con insorgenza di neurite ottica nelle 2 settimane precedenti.

Gli studi preclinici avevano mostrato che gli inibitori dei canali del sodio voltaggio-dipendenti possiedono effetti neuroprotettivi a concentrazioni terapeutiche.

Altri farmaci inibiscono i canali del sodio voltaggio-dipendenti, tra questi la Carbamazepina e la Lamotrigina, ma la Fenitoina presenta il vantaggio di raggiungere concentrazioni terapeutiche in modo rapido.

In un precedente studio ( Lancet Neurology 2010 ) erano stati esaminati gli effetti della Lamotrigina, un inibitore dei canali del sodio, senza riscontrare evidenza di rallentamento della atrofia cerebrale. Tuttavia, il trattamento protratto oltre 2 anni aveva mostrato, rispetto al placebo, un dimezzamento del tasso di peggioramento della velocità di marcia.

Nell’odierno studio, i pazienti sono stati assegnati in modo casuale alla Fenitoina per os oppure a placebo per un periodo di 3 mesi e sono stati seguiti fino a 6 mesi.

L'endpoint primario dello studio era lo spessore medio dello strato delle fibre nervose retiniche ( RNFL ) nell'occhio colpito, rispetto allo spessore RNFL nell'occhio inalterato, al basale.

Lo spessore RNFL è stato misurato al basale e a 6 mesi mediante la tomografia a coerenza ottica ad alta risoluzione nel dominio spettrale ( SD-OCT ), utilizzando protocolli identici nei due ospedali.

Dal momento che la lesione a livello del nervo ottico porta a degenerazione retrograda dello strato delle fibre nervose retiniche, lo spessore RNFL può essere considerato un biomarcatore di perdita assonale, che può essere misurato in modo non-invasivo utilizzando la tomografia a coerenza ottica.

La riduzione dello spessore RNFL è anche associata a perdita visiva nei pazienti con neurite ottica acuta e a maggiore disabilità generale nei pazienti con sclerosi multipla, indicando che questo parametro potrebbe fornire informazioni sulla risposta al trattamento.

Nel gruppo Fenitoina, lo spessore RNFL, in media, a 6 mesi nell'occhio colpito era di 81.46 micron, con una riduzione media di 16.69 micron, rispetto allo spessore nell'occhio inalterato, misurato al basale.

Nel gruppo placebo, lo spessore RNFL, in media, a 6 mesi, era pari a 74.29 micron, con una riduzione media di 23.79 micron, rispetto al basale.

La differenza media corretta a 6 mesi nello spessore RNFL nell'occhio colpito è stata pari a 7.15 micron ( P = 0.021 ), corrispondente a una riduzione del 30% nell’entità della perdita di RNFL con Fenitoina rispetto al placebo.

Inoltre, l'entità della perdita di volume maculare è stata ridotta del 34% nel gruppo di trattamento rispetto al placebo.

La Fenitoina è risultata generalmente ben tollerata: il 12% dei pazienti nel gruppo Fenitoina ha presentato un evento avverso grave, sebbene solo in un caso ( grave eruzione cutanea ) la reazione avversa era attribuibile al farmaco.

Dallo studio è emerso l’effetto neuroprotettivo della Fenitoina. Il farmaco agisce mediante l'inibizione dei canali del sodio voltaggio-dipendenti.
Non è stato riscontrato un miglioramento statisticamente significativo nella visione, ma lo studio aveva come obiettivo quello di verificare se la Fenitoina fosse in grado di evitare danni alla retina. ( Xagena2016 )

Fonte: Lancet Neurology, 2016

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