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Il possibile ruolo delle terapie complementari nel trattamento delle cefalee: dalle modalità classiche ai preparati enzimatici biodinamici


Nel secolo scorso ed in particolare nel primo ventennio dopo la seconda guerra mondiale, nei Paesi dell’Europa Occidentale e del Nord America, sono vorticosamente cresciute le attività industriali. Paese industrializzato ha assunto così il significato comune di sviluppato ed economicamente ricco, mentre la prevalenza di agricoltura e di terziario ha indicato per molti anni una società povera e generalmente non produttiva.

La Medicina Complementare, per definizione, rivela un’impostazione, basata su evidenze scientifiche, che apre all’integrazione di alcune pratiche nell’ambito di un percorso terapeutico convenzionale. Una collaborazione che può rappresentare una grande opportunità per la tutela della salute e del benessere del paziente.
Biofeedback, agopuntura, chiropratica, fitoterapia, omeopatia sono tra le pratiche sanitarie più conosciute che vanno sotto il nome di Medicina Complementare o Alternativa.

Innanzitutto occorre stabilire la definizione. La più corretta sembra Medicina Complementare, che sta ad indicare la sua integrazione con i metodi di cura della medicina ufficiale o convenzionale.
Nei Paesi a basso e medio reddito circa 80% della popolazione si affida alla Medicina Complementare per i propri bisogni sanitari.
Una diffusione crescente che sta interessando anche i Paesi industrializzati a più alto reddito, in alcuni dei quali sino al 65% della popolazione dichiara di aver fatto ricorso a queste forme di medicina.
Per sgombrare il campo da equivoci, non bisogna considerare la Medicina Complementare come un insieme di cure miracolose che possono determinare magicamente la guarigione di un paziente, ma come pratiche la cui opportunità di utilizzo va valutata in base al rapporto rischi-benefici e in base ad una documentata efficacia. Il rischio è infatti che questi metodi di cura vengano considerati alternativi rispetto alle cure mediche convenzionali ed utilizzati, al di fuori di ogni controllo, senza tenere conto di una diagnosi, di terapie convenzionali più efficaci, di interferenze tra esse e i farmaci che si assumono magari per patologie importanti e vitali già diagnosticate ( ad es. diabete o ipertensione ). Questo dipende molto dall’atteggiamento del paziente, sempre più orientato all’auto-cura.

Se considerate alternative cioè in contrapposizione e in sostituzione rispetto alle cure della medicina classica, queste pratiche possono presentare seri rischi. Il rischio per il paziente è che possano risultare inutili, quando non addirittura dannose, e che possano impedire o ritardare il ricorso ad altre cure più efficaci con conseguenze talora drammatiche.
Proprio nell’ottica di tutelare la salute del paziente bisogna avere un atteggiamento prudente, mostrando apertura verso le terapie alternative o complementari risultati efficaci dopo essere state testate.
Il paziente deve informarsi attraverso fonti attendibili sulla Medicina Complementare.
Vista la diffusione delle pratiche complementari spesso utilizzate autonomamente dai pazienti, occorre aumentare la consapevolezza del paziente sui possibili rischi connessi all’uso della Medicina Complementare. Bisogna porre l’accento sulle possibili interazioni negative di farmaci tradizionali con farmaci di Medicina Complementare e indurre i pazienti a consultare il Medico.
Particolare prudenza è raccomandata per i bambini, le donne in gravidanza o in allattamento, gli anziani e, in generale, tutte quelle persone che per altre malattie stanno assumendo dei medicinali.

Uno dei problemi che accompagna l’utilizzo della Medicina Complementare è la scarsa informazione e conoscenza da parte del Medico, anche dello specialista delle Cefalee.
Negli ultimi anni, infatti, sempre più Centri Cefalee si sono attivati a fornire ai pazienti, a loro afferenti, terapie complementari o alternative con ottimi risultati, come evidenziato per alcune terapie da una ricca produzione scientifica ( ad es. Biofeedback ).
Le principali pratiche di Medicina Complementare sono:

Biofededback

Il termine biofeedback deriva dalla contrazione dei termini biological feedback, è un metodo terapeutico non-farmacologico che permette di acquisire il controllo volontario su funzioni dell’organismo ( tensione muscolare, battito cardiaco, frequenza del respiro, sudorazione ) di cui normalmente non si ha consapevolezza; consente pertanto, al paziente, mediante l’ausilio di una particolare strumentazione elettronica, di apprendere progressivamente, controllare ed autoregolare una propria funzione fisiologica.

Agopuntura

Si basa sulla concezione che dietro la malattia ci sia un’alterazione o uno squilibrio dei sistemi di regolazione dell’organismo. Con l’agopuntura è possibile agire sull’organismo allo scopo di correggere eventuali fasi di squilibrio attraverso la stimolazione di zone particolari della cute, chiamate agopunti, localizzati su strutture denominate meridiani. Il medico agopuntore ristabilisce l’equilibrio dell’organismo curando o prevenendo diverse malattie.

Chiropratica e Osteopatia

Sono pratiche con grande diffusione che si basano, ciascuna con una differente impostazione, sui trattamenti manuali per curare e prevenire diversi disturbi dell’organismo. Soprattutto, sono pratiche sanitarie volte alla diagnosi, al trattamento e alla prevenzione dei disturbi dell’apparato muscolo-scheletrico e degli effetti di tali disturbi sul sistema nervoso e sullo stato di salute generale. Particolare importanza è attribuita a tecniche di trattamento manuale quali la manipolazione vertebrale e il massaggio cranio-sacrale.

Fitoterapia

È una strategia terapeutica basata sull’uso di piante medicinali e di loro derivati ed estratti, opportunamente trattati. Il paziente è visto come un sistema globale e integrato in cui l’azione del fito-complesso, da solo o in associazione ad altri, è quella di intervenire contemporaneamente su diversi organi d apparati del paziente, in modo da ottenere una reazione terapeutica a più livelli, che determina una guarigione non solo sul sintomo specifico, ma anche di tutto l’organismo nel suo complesso.

Omeopatia

È una strategia terapeutica che utilizza a scopo curativo e in dose non-tossica sostanze capaci di produrre ( se utilizzate in dosi tali da risultare tossiche ) sintomi simili a quelli della malattia da curare. Le sostanze utilizzate a scopo terapeutico ( medicine ) vengono tecnicamente chiamate rimedi. Le più comuni forme di somministrazione sono globuli o granuli ( saccarosio + lattosio ) o gocce ( in diluizione alcolica ) di solito per via orale ma talvolta per via inalatoria e cutanea.

Integrazione alimentare e Nutraceutica

‘ Fai che il cibo sia la tua Medicina ‘, scriveva Ippocrate 2.500 anni fa: oggi un’industria sempre meno ricca di farmaci sembra aver preso alla lettera questa raccomandazione e si assiste ad un’offerta crescente di preparati finalizzati ad integrare principi naturalmente presenti nei cibi ma in quantitativi ritenuti insufficienti ( Integratori alimentari ) e a prodotti alimentari integrati con principi attivi o carenti di alcune sostanze ( ad esempio glutine ) o titolati in principi attivi, che vengono inquadrati quali Nutraceutici ( neologismo da nutrizione e farmaceutica coniato da Stephen De Felice nel 1989 ), definiti anche alimenti funzionali.
Certamente uno stimolo anche a cercare ( o evitare ), nella normale alimentazione, cibi che possano risultare nel bene o nel male importanti per il mantenimento della salute ( nel caso delle cefalee è ben noto il ruolo scatenante dell’assunzione di cibi contenenti tiramina, come formaggi, banane, cioccolato e vino rosso ).

Terapia complementare enzimatica ( TCE )

Ben diverso è il ruolo dei preparati cosiddetti biodinamici che, pur essendo classificati quali Integratori ( IAB, Integratori Alimentari Biodinamici, capostipite: Citozym ), di fatto rappresentano una terza via fra farmaci ed integratori convenzionali, in quanto esercitano la propria azione attivando e riportando alla normalità funzionale enzimi legati soprattutto al metabolismo mitocondriale.
Frutto di avanzatissime ricerche biotecnologiche a conversione enzimatica sequenziale, questi preparati vengono definiti biodinamici grazie alla loro capacità di favorire i metabolismi bioenergetici intracellulari, fondamentali per tutti gli altri metabolismi della cellula.
Un’esperienza di oltre trent’anni di lavoro nel campo delle biotecnologie delle conversioni enzimatiche costituisce il know-how alla base di studi che hanno portato a identificare sia gli enzimi sia le sequenze enzimatiche che, emulando le sequenze biologiche intracellulari, hanno consentito di elaborare specifici substrati nutrizionali riconoscibili da parte degli enzimi, che possono così utilizzarli per liberarsi di eventuali antagonisti presenti nei siti attivi ( metalli pesanti ) ed essere nuovamente disponibili per le attività enzimatiche connesse al metabolismo glucidico e alle vie metaboliche correlate con il Ciclo di Krebs.
Sono in corso importanti ricerche universitarie sull’impiego di questi preparati nel trattamento di patologie croniche e degenerative, infettivologiche ed oncologiche. Il nostro Gruppo sta utilizzando la TCE soprattutto nelle strategie di washout di pazienti che giungono alla nostra osservazione con una politerapia in atto che impedisce di fatto l’impostazione di adeguate strategie nel trattamento delle cefalee di lunga data. ( Xagena2016 )

Pucci E, Conf Cephalal 2016; 26: 73-76

Neuro2016



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